giovedì 12 febbraio 2026

Il modo migliore per migliorare dei neofiti (ovvero, come sta andando la preparazione?)

  

Mi capita spesso di avere a che fare con neofiti, con un livello atletica decisamente basilare, che, probabilmente attirati da mirati messaggi promozionali, mi chiedono un focus su dettagli tecnici osu materiali compeltamente inutili per il loro livello.

Questo mi porta a due valutazioni.

Uno è che questo tipo di marketing funziona.

Due, che la ricerca di risultati imemdiati prota spesso i neofiti a saltare i pilastri fondamentali di un reale miglioramento per inseguire dei fantomatici marginal gains tanto dispersivi quanto, a volte, financo dannosi.

E allora, per chi su una scala a 0 a 20 (dove 0 è un sedentario e 20 un professionista) parte da un livello compreso tra 2 a 7, ecco quale è il modo migliore per cresce in maniera costante. 

1) NON SALTARE GLI ALLENAMENTI, ovvero quando si è concordato con il coach un numero base di allenamenti a settimana (a prescindere da quello che sia) e ogni settimana c'è un motivo (non mi interessa se serio o futile) per non farne qualcuno

2) CERCARE DI ESEGUIRE OGNI ALLENAMENTO IL PIU' FEDELMENTE POSSIBILE A QUELLO ASSEGNATO, ovvero quando si tende costantemente ad accorciare o allungare l'esercizio, oppure a eseguirlo con una intensità non congruente con quella proposta (anche qui  non mi interessa se il motivo è serio o futile

Una settimana di contrattempi può succedere, due anche, alla terza comincio a farmi qualche domanda, alla quarta mi sono fatto la mia idea su quale tipo di atleta avrò a che fare.

Ecco, prima di chiedere come sta andando la preparazione, assicuratevi di aver centtrato questi due aspetti.

giovedì 5 febbraio 2026

Il profilo idrodinamico del triatleta

 

C'è un recentissimo studio (Alves-Cardoso, L., Matos, M. L., Silva, C. C., & Costa, M. J. (2025). Comparison of the Hydrodynamic Profile Between Competitive Triathletes and Swimmers i nuotatori hanno un profilo idrodinamico migliore dei triatleti

Se però invece di fermarci al doveroso "e grazie al cazzo!" andiamo a leggere nel detatglio, escono un sacco di cose interessanti.

Lo studio ha paragonato nuotatori e triatleti su: resistenza all’avanzamento (drag), forza in acqua con test in tethered (legati), potenza per superare la resistenza, e poi tempi su 25m e 200m stile libero.

Lo studio ha valutato due tipi di drag:

  • passivo: quanto resisti quando sei in assetto e vieni trainato

  • attivo: quanto resisti quando stai nuotando 

Risultato: i triatleti hanno più drag passivo dei nuotatori a entrambe le velocità di traino testate. Tradotto: anche quando dovrebbero essere “in posizione perfetta”, oppongono più resistenza.

E qui ci siamo, ma la sorpresa è sul drag attivo, con buona pace di chi usa metà del tempo a fare tecnica: i nuotatori mostrano valori più alti di drag attivo.

Di fatto, se vai più forte, generi anche più resistenza. È normale. Il punto è che il nuotatore se lo può permettere perché ha anche più potenza e più capacità di trasformare la forza in avanzamento.

Qui la differenza è da manuale: i nuotatori hanno molta più potenza per superare il drag e soprattutto generano più velocità.

E allora, se proprio vogliamo parlare di tecnica, parliamo di tecnica sotto fatica, che si costruisce prevalentemente lavorando sulla forza, non con mezze palette e con il tocca-spalla. 

E se verrete a nuotare con i ragazzi del Team Panda, ve lo spiego anche con i fatti. 

lunedì 2 febbraio 2026

IRONMAN TRAINING PLAN (i programmi definitivi del Team Panda per IronMan, Full Distance, 226k Triathlon)


Sono anni che Team Panda e PandaLab credono ad un doppio approccio al mondo degli allenamenti: quello squisitamente personale del coaching 1:1 con allenamenti tagliati su misura per ciascun atleta, ma anche quelli di chi non preferisce non avere contatti diretti con un allenatore ma regolarsi da sè con un programma già impostato.

Proprio per questo, nel tempo abbiamo  creato una serie di moduli che soddisfacessero varie esgienze degli atleti che stessero preparando un IronMan curandoli maniacalmente.

Centinaia di atleti hanno raggiunto il loro obiettivo, ma nonostante questo siamo consapevoli che il mondo del triathlon è in continua evoluzione, motivo per cui abbiamo deciso di aggiornare compeltamente la nostra proposta che vi presentiamo tirata a lucido e ricca di ogni dettaglio.

Tre programmi per preparare definitivamente il vostro IRONMAN in 16 settimane (14 per il modulo easy/beginner) con allenamenti completamente pre-strutturati per il vostro dispositivo (Garmin, Polar, Sunto, Apple...) con una spiegazione dettagliata per ciascun lavoro.

Insomma, il meglio che possiamo offrirvi è qui.    

I tre programmi OVER (Advanced) - MOD (Intermediate) - EASY (Beginner) li trovate qui.  

mercoledì 28 gennaio 2026

La gestione quotidiana delle energie o del tempo?

 

Mi è capitato di leggere un articolo scientifico relativo all'importanza del recupero per essere più produttivi.

Non era riferito allo sport ma in considerazione delle evidenti analogie stavo valutare come applicare al meglio quei risultati al contesto dello sport di endurance, in linea con un mio punto fisso secondo il quale bisognerebbe pre-OCCUPARSI solo delle cose che possiamo gestire e il tempo, al contrario delle energie piscofisiche, non si gestisce: è un bene democratico con 24 ore uguali per tutti. 

E quindi ho scritto un post dove spiegavo che l’energia è una bestia strana, va e viene, cambia umore e ti presenta il conto quando meno te lo aspetti (solitamente nel momento peggiore possibile) e insomma, tutta 'sta roba qui.

Poi l'ho riletto e ho cancellato tutto. Perchè sono tutte cazzate da falsa motivazione.

Le idee, se sono tante, (alcune naturalmente migliori di altre), se frullano in continuazione nella testa, ci danno una energia per applicarle praticamente inestinguibile.

E questa energia risulta perpetua perchè la soffisfazione, la gratificazione, la GIOIA di mettere in atto le nostre idee non solo NON necessita riposo, ma è una inestimabile forza propulsiva a fare di più e meglio.

Quindi, oltre alle cazzate sulla gestione delle energie, pensate a come gestire il tempo, perchè se non si può allungare, si può benissimo ALLARGARE, per fare spazio a tutte le idee che avete (sempre che ne abbiate).

Perchè il passaggio da potenza ad atto è il vero cimento dell'energia. 

lunedì 26 gennaio 2026

Ma perchè corri sulla strada quando hai il marciapiede vicino?

 


Perché sul marciapiede incroci:

  • gente che cambia direzione senza motivo
  • gente che cammina a testa bassa
  • gente che per l'ennesiva volta dice "ecco Mennea!"
  • gente che ti guarda che stai correndo verso di loro e comunque non fa nulla per evitarti
  • gente che guarda il cellulare
  • gente che appena li passi fa finta di venirti dietro correndo 
  • gente che si ferma all'improvviso, senza un perché, ma con un dove: esattamente di fronte a voi
E allora sticazzi, se non puoi correre in un parco, meglio rischià de esse arrotato sulla strada che avé a che fa' co' sta gente!

martedì 20 gennaio 2026

Hyathlon VS Hyrox: sviluppi e possibili scenari

 

L'analisi previsionale per definizione corre il rischio di incappare in errori, ma tanto vale provarci per capire in quale direzioni andremo con questa nuova disciplina del triathlon.

Il format così apparentemente simile tra Hyathlon e Hyrox (brand attualmente fortissimo) porterà, credo, ad una importante disputa legale che si concluderà, nelle mie previsioni, a favore della WTE (World Triathlon) e WTC (World Triathlon Corporation) sostanzialmente per due motivi: controllo e sicurezza.

  • Controllo relativamente a protocolli disciplinari ben definiti dal Comitato Olimpico Internazionale, sotto il punto di vista legale (e quindi tutto ciò che ne deriva, copreso il doping)
  • Sicurezza per la necessità di una certificazione medica agonsitica validata da un ente federale

Una volta che questa disciplina ibrida sarà totalmente (o comunque in gran parte) inglobata dal triathlon, secondo me ci sarà un sensibile spostamento verso quel mondo, con molti vantaggi per tutti.

Per gli organizzatori innanzitutto, perchè potranno creare eventi in generale più comodi logisticamente (ristretti in aree molto limitate rispetto al triathlon) e più redditizi: sia i potenziali atleti (diciamoci la verità, il percorso di avvicinamente a queste gare è notevolmente più economico per una tleta rispetto al triathlon), sia per il potenziale pubblico (delimitando l'area di gara si può far pagare chi vuole assistere).

Chiaramente il tutto deve andare di pari passo con la qualità altrimenti si rischia di creare l'effetto opposto.

Ma non solo, i vantaggi saranno anche per i coach, che amplieranno in maniera esponenziale il bacino di clienti (sì, clienti, perchè va bene la passione, ma serve pure la pagnotta).

Il mio pensiero? Beh non è così negativo.

Se questa apertura vedrà un rilevante spostamente del baricentro  verso l'area delle discipline ibride, soprattutto dei cosiddetti "triatleti occasionali", di contro /ed è l'aspetto che mi convince di più) manterrà invece gli appassionati veri concentrati sulla triplice classica, che comunque continuerà a godere, grazie soprattutto al fascino attrattivo "IronMan", di quell'aura mistica che, ammettiamolo, ci piace tanto.

lunedì 19 gennaio 2026

Sì vabbè, ma che sarebbe questo Hyathlon? (Te lo spiega STEFANOLACARASTRONG)

 

E'la notizia del momento.

L'introduzione di questo famigerato Hyathlon nelle disscipline del triathlon, approvate anche nella recente assemblea straordinaria Fitri.

Come avevo annunciato qualche settimana parliamo di una disciplina ibrida che fa rima (o meglio allitterazione) con Hyrox.

In attesa di una definizione ufficiale che spieghi per bene di cosa si tratta, intanto vi disco le differenze sostanziali, per capire in quale direzione si sta andando.

Entrambe le discipline rientrano nel mondo delle gare “hybrid”, cioè competizioni che alternano corsa e prove di fitness funzionale, ma in realtà rappresentano due cose profondamente diverse. HYROX è uno sport–evento codificato e standardizzato a livello internazionale: nasce come format unico, identico in ogni Paese, con la stessa sequenza di chilometri di corsa e workout, le stesse categorie ufficiali, un regolamento centrale, classifiche globali e campionati mondiali.

Questo fa sì che le prestazioni siano comparabili ovunque e che HYROX sia riconoscibile come un prodotto sportivo preciso, stabile e replicabile. 

Hyathlon, invece, non è uno sport globale con uno standard universale, ma un termine descrittivo che indica un concetto di gara ispirato al biathlon (ATTENZIONE, NON LA DISCIPLINA OLIMPICA INVERNALE), ma inteso come alternanza tra una fase di endurance e una fase tecnica o funzionale: ogni evento che si definisce “hyathlon” può avere distanze, stazioni, pesi, numero di prove e persino ambientazione diversi, indoor o outdoor, senza un regolamento unico o una federazione di riferimento. 

In questo senso HYROX può essere considerato una forma specifica e altamente strutturata di gara ibrida, mentre hyathlon rimane una categoria concettuale più ampia e flessibile, spesso usata per descrivere competizioni locali o sperimentali che richiamano l’idea di atleta completo senza però aderire a uno schema fisso. 

In cosa consisterà nell specifico questa alternanza, staremo a vedere.

L'idea non è che mi faccia impazzie, ma come sempre do sempre una possibilità a tutti... vuoi che non la dia anche all'Hyathlon? 

venerdì 16 gennaio 2026

La battaglia dei coach contro l'Intelligenza Artificiale

 

Sì, parliamo ancora di AI, e mi sa che sarà l'argomento principale per questo 2026.

Questo perché sto notando che molti coach la gestiscono la realtà dell'intelligenza artificiale in due modi:

1)mettono la testa sotto la sabbia e fanno finta che non esista o che sia un fattore che non rientra nell'ambito del coach

2) la usano in maniera totalmente impropria con risultati grossolani, banali e, spesso, ridicoli (ve se riconosce a un terabyte di distanza)...

3)la fronteggiano e combattono come il nemico principale (perchè loro hanno studiato da anni)

"Sì ma io ho il fattore umano contro la macchina"

Ok, ma siete in grado di usare le parole che volorizzino questo decantato fattore umano meglio dell'AI?

"Sì ma io ho l'esperienza"

E sti cazzi, l'AI con 30 secondi di ragionamento ha acquisito la vostra esperienza trentennale.

"Eh ma l'AI mi dice sempre che va tutto bene mentre io ho bisogno anche di una valutazione critica!"

Fatto. I processi di autoapprendimento volano veloci e adesso a ogni interrogazione vi trovate anche una critica su come procedere meglio.

Il problema è che se si vuole fare una battaglia frontale contro 'sta cosa qui, si perde.

C'è poco da fare: qualsiasi cosa possa fare la fa meglio di noi.

E allora dove dobbiamo identificare il campo di battaglia?

In due modi:

1) Sun Tzu, strategia militare: sfrutta i punti forte del nemico e utilizzali a tuo favore

2) Nell'estro e nella fantasia: per quanto possa essere generativa, l'AI deve necessariamente avere come riferimento cose, pensieri, idee gia sviluppate e soprattutto canoniche, scientifiche.

Ma senza rischiare di essere negazionisti e scatenare un putiferio, diciamo che l'applicazione di evidenze scientifiche non avviene sempre e necessariamente nella via convenzionale, quella riconosciuta ed applicata dalla maggioranza.

Che poi è quella sempre suggerita dall'AI. 

Quindi, alla fine, dovete sforzarvi a trovare qualcosa di nuovo, e se non ne siete in grado, amici miei, è inutile anche andare in battaglia.

lunedì 12 gennaio 2026

La cosa che mi fa incazzare più come coach!

No, non è  una gara andata male, neanche con una interpretazione sbagliata della strategia.

Non si tratta neanche di allenamenti saltati, per qualsiasi motivo. 

Neanche di chi mi chiede come fare un allenamento, quando basta LEGGERLO.

Chi si lamenta sempre di qualche doloretto? No, neppure loro. 

Neanche quelli a cui dici di fare un test e ne fanno (volontariamente) un altro.

Pensate, neanche quando leggi un commento di un allenamento "easy" fatto a 170bpm. 

Figurarsi se è per chi mi manda vocali di 13 minuti! 

Quello che mi fa incazzare veramente è parlare e pianificare una gara per mesi, rimandare sempre l'iscrizione finchè non divent sold out.

Ecco, 'sta cosa mi fa proprio sbroccare. 

mercoledì 7 gennaio 2026

Coach reale VS AI coach: a che punto siamo nel 2026?

L’aria profuma  ancora panettone avanzato e  buoni propositi per la nuova stagione di sport.

Ma i buoni propositi, solitamente, passano per un buon programma di allenamenti, e ormai, quando si parla di training plan bisogna necessariamente chiedersi: ma serve un coach reale o posso usare l'Intelligenza Artificiale.

Piccola premessa, non starò qui a fare l'ennesima battaglia contro l'AI innanzitutto perchè non c'è bisogno, seconda cosa perchè un argomento stantio e palloso, terza cosa perchè ci pensa già chi la usa e dice di non usarla (vi ho tanato tutti, non preoccupatevi).

Quello che mi interessa è davvero valutare a che punto siamo sulla bilancia, perchè  la domanda è legittima.

Con la elevatssima mole di dati che abbiamo (orologio, app, sensori, grafici, curve, percentuali) e la direzione che stanno prendendo le aziende di Wellness in generale di creare piattoferme All in one, dove si può monitorare tutto con un solo dispositivo, il ruolo analitico dell'AI è chiaramente di alto livello "concorrenziale" per un coach, e  avoja a dire "eh ma il fattore umano..." perchè si richia di fare la fine del cane di Mustafà (non devo dirvi quale fine, vero?).

L’AI è sempre disponibile, non dorme mai, non ti giudica (come me) se mi scrivi alle 2:37 di notte “ho saltato la nuotata perché pioveva” (concetto interessante, tra l'altro).

Attualmente, l'AI nel coaching è una specie di oracolo onnisciente: "Fammi un piano per un Olimpico in 12 settimane", “Come gestisco il ritmo in corsa se in bici ho esagerato come un cojone?”, “Cosa mangio in gara senza trasformarmi in un autolavaggio?”, “Mi è esplosa la settimana per lavoro e famiglia: come la sistemo senza buttare tutto?”

Risposta immediata. Con una calma zen che un coach umano, dopo la terza domande del cazzo potrebbe anche perdere.

In più, l’AI è bravissima a:

  • darti strutture (giorni, sedute, progressioni)

  • spiegarti concetti (zone, intensità, recupero)

  • proporti alternative (se non puoi fare bici, fai rulli; se non puoi fare rulli, fai corsa; se non puoi fare corsa, fai palestra; se non puoi fare palestra… riposa e non rompere)

  • rispondere a domande specifiche senza farti sentire stupido (anche quando lo sei)

Ed è esattamente questi il punto.

L’AI è ottima a dirti cosa potresti fare.
Ma spesso il triathlon non è “cosa PUOI fare” (sì ok anche la vita, ma qui si parla di triathlon, quindi zitti e continuate a leggere).

Un coach bravo riesce ANCORA a vedere e sentire cose che l’AI non vede e non  sente: il percorso personale di un atleta, l'inflessione della voce, la percezione che ha quell'atleta della fatica, e mettere tutto insieme.

E soprattutto sa fare una cosa rarissima: contraddirti.

Urlarti "Stai pe' fa' 'na cazzata.”

E poi sì, alla fine, quello di cui parlavamo all'inizio, quello che ci piace tanto considerare come "ultimo baluardo", ma che di fatto lo è ancora, il Franz Beckenbauer di ogni coach: il fattore umano.

Il mondo dell'endurance è tanto affascinante quanto logorante, e non parlo solo della gara, ma dei mesi, delle stagioni, degli anni,  quando l'entusiasmo cala, la vita si mette in mezzo e iniziano le "scuse creative".

Il coach "umano" ti chiede, anche alle 2:37 di notte - sì, lui può -  “Che hai fatto? Perché? Come stai?”.

Il coach "umano" ti rende partecipe di un percorso condiviso. E' qualcuno che ci crede”.

All'AI, sostanzialmente, non gliene frega un cazzo.  Se salti tre settimane, lei è lì, sorridente, come un tostapane: “Va bene! Ripartiamo!”

Quindi, alla fine di tutte 'ste cazzate, vi può bastare l'AI?

La risposta è (rullo di tamburi...) SI', se potete fare a meno di questi aspetti, o anche se NON cercate un rapporto umano, perchè no, probabilmente è la scelta giusta, e lo dico senza alcun sarcasmo, ci sono atleti, anche forti, che cercano una guida distaccata, oggettiva e senza necessità di un legame. 

Perché il triathlon, alla fine, è una cosa seria… ma non troppo.
È soprattutto un percorso lungo dove l’unica magia è la continuità.

E per essere continui, spesso, serve una mano.
Che sia un essere umano competente, o uno schermo al quale fare domande alle 2:37, poco cambia, alla fine...

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