A giugno avevamo individuato alcuni aspetti da migliorare nella sua corsa: un’oscillazione verticale relativamente elevata e una eccessiva ampiezza del passo troppo ampio con elevato costo energetico. L’analisi della maratona aveva poi chiarito un elemento importante: nel finale l’oscillazione diminuiva, ma si riduceva ancora di più l’avanzamento per passo. Stefano continuava a muovere rapidamente i piedi, coprendo però meno distanza a ogni appoggio.
Il lavoro tecnico è stato quindi orientato verso una coordinazione più controllata, attraverso richiami moderati sulla frequenza, mantenimento della velocità e verifica del gesto anche dopo la bici. L’obiettivo era conservare un passo efficace quando aumentava la fatica, evitando accorciamenti forzati.
Che cosa è cambiato
Già nell’analisi estiva, confrontando gli allenamenti a velocità simili, avevamo osservato una riduzione dell’oscillazione verticale del 3,1%, accompagnata da circa tre passi al minuto in più.
Poreč ha aggiunto il riscontro della gara. Per valutarlo abbiamo confrontato la corsa con quella di Candia 2026, selezionando tratti regolari e sostanzialmente pianeggianti e rendendo comparabile la distribuzione delle velocità. Il passo medio del confronto è praticamente identico: circa 4:05/km.
| Indicatore | Candia 2026 | Poreč 2026 |
|---|---|---|
| Oscillazione verticale | 10,47 cm | 9,88 cm |
| Passi al minuto | 170,0 | 174,7 |
| Lunghezza del passo | 1,448 m | 1,402 m |
| Tempo di contatto al suolo | 232,8 ms | 226,4 ms |
| Rapporto verticale | 7,23% | 7,05% |
A velocità comparabile troviamo quindi il 5,6% in meno di oscillazione, una frequenza maggiore e un appoggio più breve. Anche il rapporto tra movimento verticale e avanzamento diventa più favorevole.
Sono cambiamenti coerenti con la direzione ricercata. Le differenze di percorso, condizioni e carico precedente impediscono però di attribuire tutto a un singolo intervento. Inoltre, il risparmio energetico richiederebbe misure fisiologiche specifiche: il 5,6% in meno di oscillazione non equivale automaticamente al 5,6% di energia risparmiata.
Il dato più interessante arriva nel finale
A Poreč Stefano riesce a progredire conservando la frequenza e aumentando l’avanzamento. Tra i primi cinque chilometri e il settore dal quindicesimo al ventesimo, la lunghezza del passo passa da 1,357 a 1,404 metri, con cadenza sostanzialmente stabile e un rapporto verticale leggermente migliore.
È il riscontro funzionale che cercavamo: la capacità di mantenere una corsa efficace mentre lo sforzo cresce.
Naturalmente, il 70.3 non verifica la tenuta degli ultimi ventuno chilometri di una full distance, proprio dove Klagenfurt aveva mostrato le difficoltà maggiori. A Poreč, però, il miglioramento del gesto si accompagna a una prestazione concreta e misurabile: Stefano ha corso più rapidamente nella seconda metà, conservando e migliorando le capacità tecniche fino al traguardo.
E questi io li chiamo traguardi raggiunti.








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