mercoledì 7 gennaio 2026

Coach reale VS AI coach: a che punto siamo nel 2026?

L’aria profuma  ancora panettone avanzato e  buoni propositi per la nuova stagione di sport.

Ma i buoni propositi, solitamente, passano per un buon programma di allenamenti, e ormai, quando si parla di training plan bisogna necessariamente chiedersi: ma serve un coach reale o posso usare l'Intelligenza Artificiale.

Piccola premessa, non starò qui a fare l'ennesima battaglia contro l'AI innanzitutto perchè non c'è bisogno, seconda cosa perchè un argomento stantio e palloso, terza cosa perchè ci pensa già chi la usa e dice di non usarla (vi ho tanato tutti, non preoccupatevi).

Quello che mi interessa è davvero valutare a che punto siamo sulla bilancia, perchè  la domanda è legittima.

Con la elevatssima mole di dati che abbiamo (orologio, app, sensori, grafici, curve, percentuali) e la direzione che stanno prendendo le aziende di Wellness in generale di creare piattoferme All in one, dove si può monitorare tutto con un solo dispositivo, il ruolo analitico dell'AI è chiaramente di alto livello "concorrenziale" per un coach, e  avoja a dire "eh ma il fattore umano..." perchè si richia di fare la fine del cane di Mustafà (non devo dirvi quale fine, vero?).

L’AI è sempre disponibile, non dorme mai, non ti giudica (come me) se mi scrivi alle 2:37 di notte “ho saltato la nuotata perché pioveva” (concetto interessante, tra l'altro).

Attualmente, l'AI nel coaching è una specie di oracolo onnisciente: "Fammi un piano per un Olimpico in 12 settimane", “Come gestisco il ritmo in corsa se in bici ho esagerato come un cojone?”, “Cosa mangio in gara senza trasformarmi in un autolavaggio?”, “Mi è esplosa la settimana per lavoro e famiglia: come la sistemo senza buttare tutto?”

Risposta immediata. Con una calma zen che un coach umano, dopo la terza domande del cazzo potrebbe anche perdere.

In più, l’AI è bravissima a:

  • darti strutture (giorni, sedute, progressioni)

  • spiegarti concetti (zone, intensità, recupero)

  • proporti alternative (se non puoi fare bici, fai rulli; se non puoi fare rulli, fai corsa; se non puoi fare corsa, fai palestra; se non puoi fare palestra… riposa e non rompere)

  • rispondere a domande specifiche senza farti sentire stupido (anche quando lo sei)

Ed è esattamente questi il punto.

L’AI è ottima a dirti cosa potresti fare.
Ma spesso il triathlon non è “cosa PUOI fare” (sì ok anche la vita, ma qui si parla di triathlon, quindi zitti e continuate a leggere).

Un coach bravo riesce ANCORA a vedere e sentire cose che l’AI non vede e non  sente: il percorso personale di un atleta, l'inflessione della voce, la percezione che ha quell'atleta della fatica, e mettere tutto insieme.

E soprattutto sa fare una cosa rarissima: contraddirti.

Urlarti "Stai pe' fa' 'na cazzata.”

E poi sì, alla fine, quello di cui parlavamo all'inizio, quello che ci piace tanto considerare come "ultimo baluardo", ma che di fatto lo è ancora, il Franz Beckenbauer di ogni coach: il fattore umano.

Il mondo dell'endurance è tanto affascinante quanto logorante, e non parlo solo della gara, ma dei mesi, delle stagioni, degli anni,  quando l'entusiasmo cala, la vita si mette in mezzo e iniziano le "scuse creative".

Il coach "umano" ti chiede, anche alle 2:37 di notte - sì, lui può -  “Che hai fatto? Perché? Come stai?”.

Il coach "umano" ti rende partecipe di un percorso condiviso. E' qualcuno che ci crede”.

All'AI, sostanzialmente, non gliene frega un cazzo.  Se salti tre settimane, lei è lì, sorridente, come un tostapane: “Va bene! Ripartiamo!”

Quindi, alla fine di tutte 'ste cazzate, vi può bastare l'AI?

La risposta è (rullo di tamburi...) SI', se potete fare a meno di questi aspetti, o anche se NON cercate un rapporto umano, perchè no, probabilmente è la scelta giusta, e lo dico senza alcun sarcasmo, ci sono atleti, anche forti, che cercano una guida distaccata, oggettiva e senza necessità di un legame. 

Perché il triathlon, alla fine, è una cosa seria… ma non troppo.
È soprattutto un percorso lungo dove l’unica magia è la continuità.

E per essere continui, spesso, serve una mano.
Che sia un essere umano competente, o uno schermo al quale fare domande alle 2:37, poco cambia, alla fine...

lunedì 5 gennaio 2026

La PandaMap per vivere al meglio il mondo del triathlon col il Team Panda per il 2026

Per chi si sta approcciando al mondo del triathlon attraverso i vari percorsi del Team Panda, riconosco che abbiamo così tante idee e attività che potrebbero risultare un po' disorientanti, almeno per qualcuno.

Un po' come chi si avvicina per le prime volte ai videogiochi openworld, dove c'è un sacco da fare senza un vero punto di partenza.

Ecco allora che ho pensato di fare una PandaMap per orientarvi con le attività del 2026.

Il mondo "PANDA" possiamo dividerlo in tre grandi partizioni:

1) l'ASD Team Panda, ovvero la squadra, l'associazione necessaria per partecipare alle gare, il vero fulcro attrattivo per chi vuole vivere il triathlon con il giusto agonismo con un gruppo di persone fantastiche. Attraverso i canali social Instagram e Facebook e la chat di gruppo su Whatsapp cerchiamo di coinvolgere tutti con la giusta motivazione.

2) il PandaLab Training è il gruppo di allenamento del Team Panda ma non solo. Si allenano con noi non solo atleti della squadra, ma anche altri atleti che pur mantenendo il tesseramento con la propria società, hanno scelto i coach del PandaLab per farsi allenare. Sostanzialmente la proposta di allenamenti è suddivisa in allenamenti 1:1 (a distanza o in presenza) e Training Plan già disponibili, tutto attraverso il portale gratuito Training Peaks. Anche per il PandaLab i canali social sono sempre molto attivi, arricchiti anche di un Podcast settimanale che trovate sia su Instagram che su Tik Tok.

3) infine c'è l'aspetto della divulgazione, formativa e comunicativa, al quale il Team Panda riserva moltissima attenzione e cura. Il punto di partenza è sicuramente il blog www.stefanolacara.com attraverso il quale si racconta il triathlon dal 2009 sotto ogni aspetto, passando per i già citati canali social fino ad arrivare alla newsletter, che sta diventando quasi un magazine, che vi aggiorna mensilmente sul mondo "PANDA". E perchè no, per gli amanti della lettura abbiamo anche due libri: "Triathlon e altre perdite di tempo" e "Come guadagnare due spicci facendo il coach" che vi terranno compagnia per un po' di tempo, tra un sorriso e qualcosa di utile da imparare.

Spero di avervi dato almeno qualche indicazione iniziale per orientarvi, ma se avete bisogno di qualche info aggiuntiva... insomma, mi pare di avervi dato parecchi posti dove trovarmi e contattarmi.

DAJE PANDA!

mercoledì 31 dicembre 2025

Che ci siamo persi nel mondo del triathlon nel 2025? (e che vale la pena di sapere)

 

Che poi alla fine so' cazzate eh, soprattutto per l'atleta amatore che pensa prevalentemente ad allenarsi per i suoi risultati, però un recap per avere una visione generale ed attuale del mondo della triplice non guasta mai, e allora ci pensa Strong a farvi questo recap.

Il più eclatante forse è stato  il caos  organizzativo al  T100 di Dubai, una gara dove i primi tre in bici hanno fatto un giro in più e gran parte del gruppo a piedi un giro in meno. Risultato: classifiche ricostruite a posteriori, gara decisa su un passaggio intermedio e scuse pubbliche della PTO, con la promessa che non sarebbe più successo. Un evento pensato per essere vetrina, diventato invece promemoria di quanto basta poco per trasformare una gara in una sagra di paese.

 Hayden Wilde, già dentro quel caos, ha avuto anche la grana delle scarpe: vittoria al T100 French Riviera con un modello non ancora autorizzato in quel momento. Ha parlato di errore in buona fede e responsabilità personale; la World Triathlon ha riconosciuto la violazione, ma ha spiegato di non poter aprire una procedura perché i tempi di protesta erano scaduti e le regole limitavano l’azione sul tema “equipaggiamento”. In pratica, conto fino a tre: uno, due, due e mezzo, due e tre quarti...

E siccome non ci facciamo mancare niente, ci sono state anche le controversie più “classiche”, quelle da fotofinish e cartellino. A Jönköping, Europeo 70.3, due tedesche arrivano appaiate: Meissner sembra passare prima, poi a seguito di protesta la vittoria viene ribaltata per un’involontaria interferenza, poi ancora appello e la federazione svedese reintegra Meissner campionessa. Tre verità nello spazio di poche ore, come se il traguardo fosse un’opinione. A Francoforte, Ditlev riceve una chiamata per littering in un aid station, rifiuta di fermarsi per la penalty, l’ufficiale tira fuori addirittura il rosso e lo squalifica lì, sul momento, e Ditlev reagisce come reagirebbe qualsiasi Age Group: sbrocca imprecando davanti a tutti con un vocabolario degno del peggior amatore di categoriaM2. Poi la squalifica viene annullata e lui tiene l’ottavo posto. Il punto comunque non è  l'eloquenza di Ditlev, ma che in uno sport dove la regola è tutto, applicarla male è peggio che non applicarla. 

Sul fronte age-group, IRONMAN ha cambiato in corsa il nuovo sistema di qualificazione per Kona: nato per premiare sia i vincitori di categoria sia i migliori “relativi” nel performance pool, è stato ritoccato perché, nella pratica, alle donne stavano arrivando meno slot e molte venivano rifiutate, riducendo ulteriormente la quota femminile. La correzione ha separato gli slot del performance pool per genere e ha persino introdotto assegnazioni retroattive. Una toppa necessaria, ma che ha ricordato quanto sia delicato modificare le regole mentre la gente ha già pianificato i proprio obiettivi. Da "anything is possible" a "something is possible".

E infine,  arrivano le regole tecniche, prima sul discorso "draft": il RaceRanger ha smesso di essere “un esperimento” ed è diventato, di fatto, parte dell’arbitraggio. Sensori e unità sulla bici trasformano la distanza tra atleti in un dato, non in una valutazione empirica rendendo più facile individuare chi sta troppo a lungo nella zona di scia e riduce le discussioni infinite. Poi su idratazione e storage: World Triathlon e IRONMAN aggiornano le norme su borracce e contenitori, poi arrivano interpretazioni, poi altre interpretazioni: scatole immaginarie 30x30 dietro, limiti davanti (due litri massimo, dimensioni, distanze, ecc.), eccezioni per i box integrati nel telaio, restrizioni ulteriori della federazione tedesca. 

Il tutto mentre il resto del mondo pensa che il triathlon sia “nuoto, bici, corsa” e basta. No, è anche “dove posso mettere la borraccia senza essere scomunicato”. 

Complicazioni su complicazioni, quando invece per attirare la gente, gli atleti, i "grandi numeri", bisognerebbe solamente semplificare.

martedì 30 dicembre 2025

Strong, quanti PASSI dovrei fare al giorno?

 

Perchè quando sei un allenatore di triathlon, naturalmente ti arrivano le domande su sport-salute-alimentazione-medicina-politica-famenelmondo e qualsiasi altro argomento perchè sei un coach, sei un mentere e allora un parere dal coach va sempre bene.

E quindi, come potete immaginare, la fatidica domanda sui PASSI, segnati dall'orologio che vi hanno regalato, è d'obbligo, sia da parte di sedentari cronici che da atleti esperti. 

Però capisco perfettamente il vizio. Perché i passi sono comodi: sono un numero. E noi amiamo i numeri. Ci danno l’illusione di controllare il caos.E allora cerchiamo di dare una risposta.

Prima cosa: le linee guida dell’attività fisica, di solito parlano in minuti, non in passi, perchè il passo è un fattore troppo variabile: falcata, velocità, salite, discese, se cammini da solo o se sei in gruppo e fai il classico “passo da chiacchiera” (che è più un trascinamento spirituale che una locomozione).

In generale, un’idea pratica ce l’abbiamo: una camminata “svelta” è spesso attorno a 100 passi al minuto. Tradotto: 20 minuti possono essere circa 2.000 passi.
E già qui si apre un mondo, perché 20 minuti fatti bene valgono più di 3.000 passi fatti male mentre giri per casa cercando il caricabatterie.

Tuttavia, se stai sotto i 4.000 passi al giorno, sei in zona “letargo”. E non è una medaglia.
Se vuoi stare meglio in generale, un target approssimativo sensato per molti è un range tra 7.500 – 10.000 passi.

Ma la parte più interessante è quella di non stare fermi per ore:  spesso non serve fare l’eroe una volta al giorno, anche perchè se vi allenate regolarmente, tra allenamenti e vita quotidiana, spesso quei famosi 10.000 li superate senza neanche accorgertene. 

Ok, adesso preparatevi alla banlatià del secolo: ogni 30–60 minuti che state seduti, alzatevi pere 5 minuti di camminata.

Grazie al cazzo direte, voi! Non mi serve un coach di triathlon per dirmi una cosa che dicono pure a Domenica In tra un ospite e l'altro.

Però è vero, vale più questo che il conteggio dei passi, e vi assicuro, è una cosa che trascura anche il 90% degli atleti che alleno, anche quelli forti.

Sì, anche io. 

venerdì 19 dicembre 2025

Gli allenamenti durante le vacanze di Natale

No, non sarà l'ennesimo post su che allenamenti fare o non fare durante le vacanze di Natale, anche perché ne ho già parlato da anni svariate volte su questo blog e, per ultimo, anche nel Podcast di questa settimana.

Quello di cui vorrei parlare è il TIMORE che le vacanze natalizie genere in ALCUNI atleti.

Mentre per qualcuno l'arrivo delle festività è vissuto come tempo da dedicare agli affetti e a concedersi quei momenti anche di rilassatezza che non riusciamo a ritagliarci durante il resto dell'anno, per ALTRI è un periodo visto come minaccia all'attività fisica.

Quando proprio nella presentazione del Podcast ho anticipato che si sarebbe parlato di questo argomento, ho incominciato a ricevere su Whatsapp messaggi inquietanti del tipo:

"Coach non te inventà niente perchè io a Natale VOGLIO allenarmi eh"

"Aspetto tutto l'anno questo momento per avere più tempo per gli allenamenti, quindi carica di più!"

"Strong sfruttiamo queste vacanze per fare doppi allenamenti!"

Ecco, per un coach, l'arrivo delle vacanze rappresenta questo: confrontarsi con le più ataviche paure degli inconsolabili triatleti.

giovedì 18 dicembre 2025

The Rain King (sfida sui 1600mt di corsa)

"Dado" e Marco hanno fatto una cosa tremenda: hanno saltato l’allenamento di corsa “perché pioveva”.
Sì, avete capito bene, per due gocce. 

E allora coach STRONG si inventa la sfida ufficiale: 

📅 Tra il 22 e il 23 dicembre si sfideranno in una gara secca sui 1600 metri di corsa.

DADO vs MARCO
Niente scuse,  solo un cronometro e l'umiliazione sportiva.

E attenzione, perchè c'è la postilla finale, quella che fa davvero paura: chi perde sarà costretto ad ascoltare un messaggio vocale di 13 minuti di Stefano Consalvi.
Tutto. Di fila. Senza saltare.

E vediamo se risaltate un altro allenamento!

mercoledì 17 dicembre 2025

Un meraviglioso 2025 ricco di idee per il PandaLab Training. Cosa ci aspetta nel 2026?

Come sapete nel PandaLab cerchiamo sempre di restare aggiornati e proporvi ogni anno qualcosa di nuovo, qualcosa in più che possa stimolare la vostra partecipazione nel nuovo, ciclismo e corsa, con una motivazione sempre crescente.

In questo 2025, oltre allo storico blog (www.stefanolacara.com), oltre al sito pieno di contenuti gratuiti (www.pandalabtraining.com), abbiamo ulteriormente sviluppato altri progetti:

  •  un nuovo libro di Stefano La Cara, "Come guadagnare due spicci facendo il coach" (https://amzn.eu/d/gpxZ8bW), specifico per gli allenatori, che segue il successo di "Triathlon altre perdite di tempo" (https://amzn.eu/d/gGKKKy4) 
  •  Panda Corrente, un bellissimo Podcast in diretta su Instagram (https://www.instagram.com/stefanostrong/) e disponibile anche su Tik Tok (www.tiktok.com/@stefanostrong)
  • la Newsletter (www.pandalabtraining.com/newsletter), ampliata e definita ancora di più, è diventata quasi un magazin mensile di triathlon 
  • la linea Panda-Style di T-Shirt (www.teampanda.it/abbigliamento)  spettacolari da indossare anche fuori da contesti sportivi
  • un Artist Creator su Spotify (open.spotify.com/artist/5UTPPaHzlOK4eDjsiAA0M8) ricco di playlist  motivanti , anche specifiche per ogni nostro atleta!

Insomma, anche quest'anno sicuramente non ci sono mancate le idee.

Cosa ci aspetta per il 2026?

Lo sentite il rumore degli ingranaggi nel nostro cervello? Stay Tuned direbbero quelli bravi.

Di certo, non vi faremo annoiare! 

venerdì 12 dicembre 2025

L'apertura del triathlon al "Fitness Racing" (leggasi Hyrox)

 

L'impressione è che nel mondo del triathlon non stiano solo aggiornando un regolamento, ma spostando i confini. 

Già durante il  World Triathlon Congress di ottobre a Wollongong sono state usate parole come visioni strategiche, piani quadriennali, governance, sostenibilità, che saranno anche giuste e necessarie, ma suonano un po' troppo come novello imprenditore di periferia. 

La verità è che il triathlon ha ufficialmente deciso di non voler più essere solo triathlon.

L’ingresso di nuove discipline come Fitness Racing (leggasi HYROX), Swimrun. Aquanike ecc. sotto l’ombrello di World Triathlon non è una semplice apertura., ma una dichiarazione d’intenti nella quale si dice a voce alta che il modello classico non basta più. 

Che per crescere bisogna guardare altrove. 

Da una parte c’è entusiasmo, nuovi pubblici, nuovi format, nuove opportunità commerciali. Collaborazioni con grandi organizzatori privati, eventi più spettacolari,  più intrattenimento. 

Tutto molto contemporaneo. 

E forse, dico io, anchhe tutto più televisivo e vendibile.

Dall’altra, però, una domanda resta sospesa.
Stiamo ampliando il triathlon… o stiamo semplicemente cambiando etichetta a cose che con il triathlon c’entrano solo di riflesso?

Di fatto, il triathlon sta cercando nuove strade: alcune porteranno lontano, altre forse finiranno in un vicolo. 

Di fatto, il futuro delle "multidiscipline" non sarà più stretto.
Sarà più largo. 

la domanda è: saprà essere anche più credibile e interessante?

martedì 9 dicembre 2025

Un team di coach nello stesso gruppo di allenamento

 Nella vita di ogni coach che cresce e lavora bene,  arrivano il punto in cui sei costretto a dover rinunciare a qualche atleta, perchè sei "pieno" e non ti va di rinunciare alla qualità per la quantità.

Ed è lì che capisci che non puoi più restare un io solitario: devi iniziare a diventare noi.

Coinvolgere un altro coach è quasi un atto intimo.
Lo scegli, lo formi, gli affidi un atleta.
E quando quell’atleta ti scrive: “Mi trovo benissimo con lui!”, senti una gioia enorme… ma diciamoci la verità, anche un piccolo pizzico di gelosia professionale.
Ed è normalissimo.
È proprio lì che devi fare lo scatto mentale: capire che senza fiducia non hai un collaboratore, hai un fantasma.

Innanzitutto deve esserci il rispetto reciproco, soprattutto da parte del coach "anziano" che non deve andare ad intaccare il terreno di quello "giovane", soprattutto per non sminuire il suo lavoro davanti ai propri atleti.

Il messaggio che deve passare non è che il nuovo allenatore sia un'alternativa a voi, ma che sia UNA SCELTA (ricordate il post che ogni allenatore deve essere quello perfetto per ciascun atleta?).
E dunque non deve pensare come te, non deve parlare come te.
Condivisione orizzontale: deve completarti, anche nelle differenze.
Un team di coach funziona quando ci si confronta alla pari, quando si scambiano idee, dubbi, intuizioni, quando nasce un linguaggio comune che non cancella le identità.
Se lo scegli bene porta competenze che tu non hai.
Se lo formi bene diventa più forte di te nel suo campo.
E se ti fidi davvero gli lasci lo spazio per dimostrarlo.
La verità è che cresce lui e cresce il team. 

E se cresce il team, cresci anche tu.

E lL’ambiente che costruisci dentro il tuo team si riflette ovunque: nella soddisfazione degli atleti, nella fedeltà dei collaboratori, nella qualità del lavoro... e sì, anche nelle cene di squadra!


lunedì 1 dicembre 2025

La condizione necessaria per far funzionare il rapporto coach-atleta

 

Questa per me è fondamentale.
Un elemento imprescindibile sul quale costantemente mi metto in gioco ogni anno verso gli atleti che alleno.

Il rapporto coach-atleta per funzionare veramente, deve avere due caratteristiche:

  • Ogni atleta DEVE ritenere che il suo coach sia il migliore coach del mondo. Se pensa che anche per un solo motivo non sia così, allora non può funzionare. Se pensa "vorrei coach A ma costa troppo e allora scelgo coach B" lasciate perdere in anticipo, risparmiate anche 'sti du' spicci perchè NON FUNZIONERA'
  • Ogni coach DEVE ritenere di essere il miglior coach possibile che possa allenare un determinato atleta. Se sto allenando un mio atleta e per qualche ragione capisco che un altro allenatore possa essere meglio per lui, smetto di allenarlo.

Fatevi sempre questa domanda, che siate coach ovvero atleti.

E vi dirò di più.

Un buon coach deve essere anche in grado di capire se un suo atleta non lo reputa il miglior coach che ci possa essere per lui.

Che insomma, ci può stare per mille motivi, nobili e meno nobili.

Una specie di "ti lascio perchè ti amo troppo", "ti meriti di meglio", "non voglio farti soffrire" e tutte quelle altre cazzate da storia d'amore, ma alla fine sempre di relazioni parliamo. 

E allora a quel punto "ciaone".

Con rispetto ed educazione, ma sempre "ciaone".

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